OLE'!
Spero che sappiate perdonarmi il terribile ritardo. Non cerco scuse qualsiasi, ma passo immediatamente a fare quello che devo.
Subito un gran ringraziamento a Kern che si è offerto di giudicare con me.
Vince il primo contest poetico della Pergamena... Tixolina!Avevo una certa indecisione su questo posto tra Tix e Flick, ma dati i commenti di Kern direi che la vittoria va decisamente a lei

Grazie a tutti per aver partecipato così numerosi, per le bellissime parole e per la pazienza!
Passo ai commenti su ogni brano:
Luca BlackDragon: Un punto di vista originale, il dentro-fuori della nebbia infinita. Il tuo componimento si avvicina molto alla prosa, tralasciando quasi la musicalità che caratterizza solitamente i versi per esporre la tua teoria, comunque molto interessante a livello di contenuto, ed evocativo.
Il primo distico in particolare (“Come un tappeto la nebbia, / stesa sulla vallata.”) è a parer mio la parte migliore della poesia e dipinge immediatamente l’immagine trasognante della nebbia che cala sul luogo, ricoprendolo.
LittleAngel: Le luci ed i colori immergono in un atmosfera cullante, morbida e serena. Il ritmo è però incostante, e non tutte le parole suonano con la sessa fluidità. Meravigliosa la figura del bambino che piange “assetato di vita”, che nasce per un mondo meraviglioso che non vede l’ora di vivere in prima persona.
Flick83: Parole molto belle, pensieri interessanti e forti. Il rivolgersi in seconda persona con il “Guarda!” dona un’enfasi tutta particolare al componimento, ed spinge quasi il lettore dentro alle tue riflessioni, convincendolo a guardare le stelle e a riflettere sulla grandezza e la bellezza del nostro universo.
tixiolina: Le parole sono scelte davvero bene, il ritmo incalzante porta a sentire dentro questi sentimenti forti, accostati perfettamente all’ istantaneo e travolgente sbattere delle onde. Quel “ora, subito” in particolare sembra esprimere il carattere dell’ intera poesia, e il fremere del bacio.
FlighTofButterfly: Le parole hanno un suono particolare, musicale, ma sembrano scelte pensando prima a questo ed in secondo luogo al significato. Il finale lascia senza fiato, con gli ultimi meravigliosi versi che chiudono questo misterioso vagare per il mondo, fiabesco ed inspiegabile. I primi quattro versi sono incerti, poco comprensibili, mentre il resto mi sembra ben accostato.
Wings of Words: Una buona figura quella degli uomini che “cadono”, al pari delle foglie che appassiscono, senza amore. Un componimento tragico con un’idea efficace, ma scritto senza molto criterio, con versi che procedono in direzioni diverse. La conclusione, che dovrebbe portare al culmine della considerazione, con un’ espressione della tragedia di quella che intitoli “Vita”, cala invece in una rima poco convincente, troppo ingenua.
Attendo che Kern posti i propri commenti.
Edited by *Giullare* - 3/2/2008, 17:16

Cantar, ballar e poetare;
saltar, gridar e festeggiare.
Così i miei giorni vanno
tra l'allegria ed il viaggio
Sono falco e sono cane, sono uomo e sono donna, sono vile e coraggioso, sono fuori e sono dentro, servizievole e beato
Caeruleis oculis iocularis

Il termine giullare designa tutti quegli artisti che, tra la fine della tarda antichità e l'avvento dell'età moderna, si guadagnavano da vivere esibendosi davanti ad un pubblico: attori, mimi, musicisti, ciarlatani, ammaestratori di animali, ballerini, acrobati.
Nel Duecento e nel Trecento i giullari, uomini di media cultura che vivevano alla giornata facendo i cantastorie, i buffoni e i giocolieri, divennero il maggior elemento di unione tra la letteratura colta e quella popolare.
Considerati i primi veri professionisti delle lettere perché vivevano della loro arte, ebbero una funzione molto importante nella diffusione di notizie, idee, forme di spettacolo e di intrattenimento vario.
I giullari svolgevano la loro attività in diversi modi e utilizzavano le tecniche più disparate, dalla parola alla musica, alla mimica. Utilizzavano diverse forme metriche come l'ottava e le ballate e si applicavano in generi letterari e temi diversi.
È quella dei giullari una letteratura quasi sempre anonima.
I documenti più antichi dell'arte dei giullari sono abbastanza rari; il più antico è la cantilena toscana Salv'a lo vescovo senato, che fu composta poco dopo la metà del XII secolo in lasse monorime composte da ottonari in cui un giullare con enfatiche parole esalta Villano, arcivescovo di Pisa, per ottenere in cambio il dono di un cavallo.
Nell'età moderna la figura del giullare - nell'accezione particolare di attore affabulatore - è stata resa celebre da Dario Fo che proprio nella "maschera" del giullare si è identificato quando nel 1968 ha rotto con il circuito istituzionale dell'ETI ed ha iniziato ad esibirsi nelle Case del Popolo gestite dall'ARCI. È altresì evidente che quella di Fo è un'operazione di recupero storico non condotta secondo canoni filologici: come osserva Tito Saffioti (I giullari in Italia, Xenia ed., Milano 1990), Fo attribuisce ai giullari una coscienza politica consapevolmente oppositiva al potere che forse i medievali non ebbero mai. Oltre ai giullari di strada che si esibivano davanti ad un pubblico popolare (si ricordino Ruggeri Apugliese e Matazzone da Caligano), esistevano infatti anche "buffoni di corte" e "canterini comunali" i cui spettacoli erano destinati ad un pubblico ricco e colto (si ricordi Andrea da Barberino).